Un anno fa mi accasciavo accanto al letto dove avevi smesso di soffrire, piangevo e chiedevo perchè, ero distrutta, disperata, inconsolabile.
Non sapevo cosa avrei dovuto fare, non sapevo come fare, mi chiedevo chi mi avrebbe dato la forza per affrontare tutto.
Allucinantemente anche se non c’eri fisicamente, in tanti casi la forza me l’hai data proprio tu, me l’ha data il tuo desiderio di sapermi realizzata.
Non è stato facile e ci sono stati troppi momenti in cui ho pensato di mollare tutto.
Poi pensavo: “ma la zia ha creduto in me, voleva che mi laureassi, non avrei potuto senza il suo aiuto”, allora passavo ore a scrivere la tesi e a leggere libri per far sì che fosse qualcosa di cui tu potessi andare fiera.
Ti sentivo vicina e mi sembrava assurdo che non potessi chiamarti per raccontarti i progressi.
Mi è sembrato assurdo anche che tu non fossi fisicamente presente alla proclamazione.
Non poterti guardare e legggere l’orgoglio nei tuoi occhi.
E forse è proprio quel giorno che sono crollata, avevo fatto quello che volevi, ma tu mi mancavi e io non potevo farci niente.
Così è arrivata la depressione e io mi sono lasciata travolgere, annebbiata da un dolore che non si poteva esprimere a parole.
Quello che sto cominciando a capire è che tu non volevi la mia laurea o la mia realizzazione, tu volevi la mi felicità.
Io come una stupida ho passato il tempo, credendo di averti delusa per non avere fatto più in fretta, per non eseremi laureata prima in modo che tu potessi vedermi, ero così presa dal mio dolore, da non ricordare quando mi avessi consolato per ogni minimo turbamento, solo per vedermi sorridere e ottenere ciò che volevo.
In questo momento forse non so chi sono, forse non so esattamente ciò che voglio, ma son certa di voler essere felice, anche se sicuramente ogni tanto cadrò, ma per quanto tu possa mancarmi, io ce la metterò tutta e lo farò anche per te.


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