Ultimente leggo sempre più post di persone, uomini e donne, che accusano le ragazze molestate nelle chat private dei vari social, che spesso denunciano pubblicamente proprio sugli stessi social questa triste realtà, di essere delle esibizioniste in cerca di attenzioni e di altre cose ancora.
Ecco io ora vorrei porre l’attenzione proprio su queste accuse, cercndo di farvi capire perché sono prive di fondamento.
Partiamo dall’accusa che all’apparenza sembra la più sensata: i social non sono il luogo dove denunciare un molestatore e la diffamazione è un reato. La diffamazione è un reato, è verissimo, ma in primo luogo molte di queste ragazze celano l’identità del molestatore, in secondo luogo ho sentito tante volte la frase “male non fare, paura non avere” affibiata a ragazze “colpevoli” di avere fatto sesso liberamente fidandosi del proprio partner, per poi essere messe alla gogna dalla pratica del “revenge porn”, ovvero da ex fidanzati che mettevano in rete la loro intimità e dal pubblico che accusava lei di essere una poco di buono, mentre lui era al massimo l’autore di una bravata che gli era sfuggita di mano. Mai sento questa frase applicata ai molestatori in chat. Con ciò non voglio dire che il reato di diffamanzione non debba essere applicato a tutti, anzi vorrei che fosse applicato proprio a tutti e anche in maniera più severa, per evitare conseguenze inesorabili, come nel caso di Tiziana Cantone. Collegandomi a questo, vi posso garantire che non è facile denunciare reati sui social a chi di dovere, perchè spesso le forze dell’ordine non sono preparate, quando non ti rispondono che “è solo <>!” (Fatto che purtroppo ho sperimentato personalmente). Questo dovrebbe già far capire quanti pochi strumenti hanno le donne per farsi valere. Inoltre ci tengo a ricordare che mentre fare sesso non è un male e non fa male, le molestie lo sono e lo fanno, ergo bisognerebbe approfondire i motivi che spingono la società a considerare una ragazza che fa sesso come una donna di strada e come una goliardata la molestia sessuale.
Come ho già detto, la denuncia su un social spesso avviene mantenendo anonimo l’aggressore e le ragazze cmq vengono accusate di esibizionismo. Posto che il fatto che qualcuno possa essere esibizionista o meno, non dovrebbe interessare gli altri, visto che i social ci danno appositi strumenti per oscurare contenuti che non ci piacciono (e ribadisco, che non ci piacciono, non vuol dire che siano molesti o avremmo tutto il diritto di indignarci), quello che mi perplime è ciò che si cela in questo specifico caso dietro la parola “esibizionismo”. Perchè in questo specifico caso, esibizionismo è inteso come “un motrare agli altri quanto sono figa, in base a quanti mi rompono le scatole in privato”. Quindi per queste persone, non è una denuncia, non è uno sfogo, non è un modo per porre l’attenzione su un problema, no: la ragazza che pubblica una molestia, è come una cantante che pubblica e le vendite del suo ultimo disco, quindi in realtà sta gongolando, ne è orgogliosa. Quindi chi le scrive cose oscene senza il suo benestare, non è un molestatore, è un fan.
Rendiamoci conto di quanto è pericolosa la ridicolizzazione delle molestie, dove il molestatore diventa solo un ammiratore e la molestata diventa una che se la tira. I ruoli si ribaltano, lei diventa la colpevole, è colpevole di essere donna, magari di mostrarsi, lui invece è solo un pover’uomo in balia degli eventi e degli ormoni. Oltre ad essere offensivo anche per gli uomini, questo ribaltamento della faccenda è appunto pericoloso. I social non sono un mondo irreale, chi interagisce da dietro uno schermo è una persona reale, quindi è una vittima reale e quindi è un aggressore reale. Il fatto che l’aggressore scelga la virtualità, non lo rende meno pericoloso o nocivo per la vita altrui.
Immaginate di applicare questo ribaltamento di ruoli a uno stalker, a uno stupratore o a un’omicida, i giornali spesso lo fanno già e noi giustamente ci arrabbiamo.
Gente che uccide o sfregia la fidanzatata perchè “l’amava troppo”, quando l’amore in questi casi non c’entra nulla, c’entra l’illusione di poter posseredere una persona.
Ora io non sto dicendo che molestare su una chat, sia come uccidere qualcuno, ma che sono facce di una stessa medaglia. Una medaglia che pone le donne ancora una volta in una posizione svantaggiata, dove si crede che commenti volgari sui social e non, possano essere sentiti come lusinghieri. Dove le donne devono cercare le chiavi di casa prima di scendere dall’auto e non possono considerarsi al sicuro dinchè la porta non è serrata alle loro spalle.
Ora, dopo tutto quello che sentite ogni giorno, magari dopo esservi informati sugli effettivi dati della violenza di genere che sono alla portata di tutti, davvero credete che una donna possa sentirsi figa solo perchè denuncia pubblicamente l’ennesima molestia sessuale, o magari vuole solo essere ascoltata e compresa o esorcizzare l’accaduto? Riflettete.


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