Leonarda Cianciulli è stata una delle più inquietanti serial killer italiane.
Nata a Montella, in provincia di Avellino, nel 1893, dall’unione di Serafina Marano e Mariano Cianciulli, era una bambina debole di costituzione e che soffriva di epilessia.
La vita in famiglia non fu affatto felice, Leonarda sapeva di essere una figlia non desiderata dalla madre e tentò più volte il suicidio.
Alla vigilia del suo matrimonio con Raffaele Pansardi a 23 anni, cosa che entrava in contrasto con il volere dei genitori che avevano scelto per lei un altro uomo, la madre la maledì e questo la segnò profondamente, in aggiunta al fatto che una zingara e avesse predetto la morte di tutti i suoi figli.
Le prime 13 gravidanze di Leonarda inoltre, finirono con aborti spontane o con la morte in culla dei suoi bambini e questo mina la psiche della donna.
Facendosi aiutare da una “strega” Leonarda riesce finalmente a portare a termine ben 4 gravidanze, convincendosi sempre di più di essere stata maledetta.
Dopo il terremonto del Volture, Leonarda, che viveva allora a Lacedonia, fu costretta a trasferirsi a Correggio, in provincia di Reggio Emlia, il marito continuò a lavorare come modesto impiegato nell’Ufficio del Registro, mentre lei, con i soldi del risarcimento per il terremoto, avviò un commerciò di abiti e mobili. Nel paese era benvoluta e stimata da tutti, al contrario della terra natia, in cui era considerata una donna dissoluta e dedita ad attività truffaldine.
Purtroppo il marito abbandonò la famiglia e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Leonarda temeva per in suoi figli, in particolare per il primogenito che potrebbe essere richiamato al fronte e cadde in uno sconforto sempre più grande, è allora che nella sua mente scatta il pensiero di dover fare qualcosa, uno scambio, quel pensiero si tradurrà poi in sacrifici umani.
Leonarda sceglie vittime sole, che difficilmente qualcuno cercherebbe una volta sparite.
La prima e più anziana delle sue vittime è Faustina Setti, alla quale fa credere di averle trovato un marito a Pola. Le chiese di non parlare della questione, per non attirare invidie e maldicenze e il giorno della partenza la invitò a casa sua, perchè Faustina era quasi analfabeta e Leonarda voleva aiutarla a scrivere una lettera da spedire alle amiche quando sarà giunta a destinazione. Leonarda fece firmare alla donna anche una delega per gestire i suoi averi, poi invece di lasciarla partire, la colpì con una scure e la tagliò in nove pezzi, raccogliendo il sangue in un catino che farà seccare e macinerà per unirlo a farina e altri ingredienti per fare dei dolcetti da offrire ai suoi visitatori. Le parti del cadavere le fece sciogliere invece nella soda caustica, comprata per fare il sapone, dopodichè vuotò tutto in un pozzo nero vicino.
La seconda vittima fu una maestra d’asilo, Francesca Clementina Soavi, a cui Leonarda fece credere di avere trovato un lavoro a Piacenza e la convinse a scrivere cartoline a a familiari e amici e a spedirle da Correggio per giustificare la sua assenza e non far conoscere la sua destinazione fino a quando non sarà sicura di avere ottenuto effettivamente il posto. Poi, come aveva fatto in precedenza, la uccise e la scioglie nella soda caustica, derubandola dei pochi soldi che aveva e vendendo con il permesso della vittima, i suoi beni. In realtà Francesca aveva raccontato a una vicina di casa il motivo della sua partenza, ma purtroppo non si fece mai avanti.
La terza vittima fu l’ex soprano Virginia Cacioppo, a cui venne offerto dalla Cianciulli un posto come segretaria di un impresario teatrale e a cui prospettò anche la possibilità di un ingaggio. La prega come al solito di non dire nulla, ma Virginia si confidò con un’amica proprio il giorno in cui sarebbe dovuta partire. Come le altre finirà nel pentolone e come scrisse la stessa Cianciulli, ne fece sia dolci che saponette che diede in omaggio a conoscenti.
Nel 1941 si cominciarono a diffondere pettegolezzi dei pettegolezzi, dopodichè Albertina Fanti, cognata dell’ultima vittima, non ricevendo più notizie dalla donna denunciò la scomparsa alla questura di Reggio Emilia.
Quando i sospetti ricadderò su Leonarda, lei assunse un atteggiamento di sfida verso gli inquirenti e venne arrestata, ma questi non riuscivano a credere che una donna di 1.50 potesse riuscire a uccidere ben tre donne. Iniziarono così a sospettare del figlio maggiore e di un parroco, che aveva ricevuto un buono dalla Cianciulli per l’estizione di un debito. Entrambi verranno poi scagionati, anche se il figlio sconterà in carcere cinque anni.
Leonarda confessò gli omicidi poco per volta e si prodigò per l’assoluzione del figlio, il movente, per quanto avesse derubato le vittime, non era economico, la donna spiegò che stava solo tentando di salvare dalla morte i figli.
Venne processata e giudicata colpevole degli omicidi e condannata a trent’anni di reclusione e prima ancora a scontarne 3 in un ospedale psichiatrico.
In realtà Leonarda non uscirà più dal manicomio di Pozzuoli, nel quale morirà nel 1970, a 77 anni.



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