Ogni volta che cerco di ricompormi dopo che la mia anima va in pezzi, ogni volta che penso di essere a buon punto, succede qualcosa che mi fa crollare. Mia nonna andrà in ospizio proprio questa settimana, provo sollievo perchè sarà ben curata da personale preparato, che riuiscirà ad aiutarla con quella malattia maledetta che è l’Alzheimer e con gli acciacchi dovuti all’età. Provo sollievo per mia madre, che non riusciva più ad alzarla senza che la schiena le dolesse in maniera terrificante, che doveva prendersene cura la sera, quando nonna tornava dal centro diurno, e la notte, quando non dormiva e la teneva sveglia. Questa malattia è infame e ti porta via ogni certezza. Mia nonna è ancora parzialmente lucida e nei suoi occhi quando cerca di parlare vedo tutta la frustrazione di chi non può esprimersi, così piange e ci prova, un po’ come i bambini, tu vai per tentativi: Avrà fame? Dovrà andare in bagno? Le fara male da qualche parte? E la sua frustrazione diventa anche tua.
Una volta ero arrabbiata con la mia famiglia e lei lo capì dal tono, stavo uscendo e aveva paura che me ne andassi, allora dalla camera urlò: “Samanta!” E mi spiazzo. Erano mesi che non riusciva a ricordare il mio nome. E’ stato più di due anni fa, a quello che potremmo definire “l’inizio del declino”, perchè la malattia è stata diagnosticata parecchi anni fa, ma sembrava procedere molto lentamente. Poi i farmaci hanno cominciato a fare sempre meno effetto e da lì è stata tutta una discesa agl’inferi.
Non esagero quando parlo d’inferno, perchè vedere una persona con cui sei cresciuta, per cui provi affetto, con cui ha condiviso una fetta importante della tua vita, destinata a perdere i suoi ricordi, anche quelli che ha di te, è una sensazione terrificante. E’ come se se ne andasse un pezzo di te attraverso qualcun altro. Perchè noi non siamo solo i nostri ricordi, siamo anche la storia di chi ha fatto di noi quelli che siamo e siamo frutto anche della storia che hanno vissuto loro, anche prima che noi arrivassimo.
Poi ovviamente per una questione empatica, quando ci si mette dei panni di una persona con l’Alzheimer, il quado si fa ancora più tetro. Ci sono ricordi che non vorremmo mai ci fossero strappati, ricordi di amore che diamo spesso per scontati, perchè le persone che ce li hanno dato sono ancora accanto a noi. Poi ci sono ricordi meno scontati, quelli che riguardano qualcuno che non c’è più, quelli a cui sono così legata che al solo pensiero di perderli mi dispero. Cosa succederebbe se qualcuno mi dicesse che perderò tutto questo? Come farei a non impazzire dal dolore? Come riuscirei a sopportare di non essere più autosufficiente? Che dovrò dipendere dalle persone? Che la cosa peggiore che potrei dimenticare non sono le chiavi di casa, ma quelle della mia testa, che potrei restare fuori dalla mia vita?
E’ un sollievo che persone capaci si prendano cura di mia nonna, è vero, ma anche senso di colpa perchè so che se oggi ci sono è anche grazie a lei, senso d’impotenza perchè non posso fare niente e di nuovo, senso di colpa perchè provo sollievo a pensare che mia madre potrà di nuovo avere una vita, perchè voglio bene a entrambe, ma per una di loro non posso fare niente. Ed ecco che riparte il circolo vizioso che mi porta oggi a fare queste considerazioni confuse e forse un po’ contorte.
Raccoglierò i miei pezzi anche stavolta.
Spero solo di non dover ricominciate daccapo troppo presto.

Categorie: Pensieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *