Sono a terra. Non so neanche perchè lo sto scrivendo. Quando ho iniziato a fare burlesque mi dissero “nessuno vuole una burlesquer triste” e io ne feci il mio mantra. Ero rimasta sola troppo a lungo. Non potevo più sopportarlo. Dovevo farmi degli amici e gli amici avevo già visto quanto presto facevano in fretta a scappare quando le cose andavano male. Sono stata una bambina sola, bullizzata, solo perchè ero troppo timida.
Poi i ragazzi hanno cominciato a vedermi come una donna e sono stata fidanzata. Anche lì ero sola. Non ho mai sentito di poter essere pienamente me stessa.
Sono stata tre anni a casa, praticamente a letto, ho visto le mie “amiche” trovare una scusa per sparire.
Sono stata in ospedale più volte per i mal d testa e per altre patologie e non c’era nessuno a venirmi a trovare.
Ho passato quasi tutta la vita a sentirmi sola, diversa in una maniera che non era buona per gli altri, a chiedermi cosa c’era che non andava.
Mi sono fatta una promessa: cercare di non lasciare indietro nessuno, perchè lo so cosa vuol dire e non volevo che altri lo provassero per mano mia.
Ho messo a nudo la mia depressione per aiutare me stessa, ma anche gli altri, prechè ero stufa di dover dare spiegazioni, perchè è una malattia, va curata, non denigrata. Purtroppo il mio cervello ha messo in atto una strategia che nemmeno pensavo di poter utilizzare: ho cominciato a sorridere. Ho sorriso a tutti e ho cercato di capire tutti e non li ho voluti ferire con quel male che mi divora da dentro e mi fa fare pensieri che a volte a qualcuno ho osato scrivere, ma che nessuno vuole mai sentire, che pronuncio a mezza voce solo tra me e me, mentre mi dispero e sempre da sola. Sono stata talmente tante volte umiliata per avere pianto che adesso il mio cervello si rifiuta di farlo davanti ad altri. Sono terrorizzata dal fatto di sentirmi abbandonata e ancora di più dal fatto di farlo vedere.
Ho sorriso alla quarantena, perchè sapevo di avere passato di peggio, perchè credevo che dopo avere aiutato un sacco di persone, non dico che pensavo mi avrebbero aiutata, ma che almeno mi avrebbero chiesto ogni tanto come stavo, che non mi avrebbero fatto sentire ancora sola.
Quanto del vostro prezioso tempo avreste sprecato a scrivere “come stai?” su un dannato schermo?!
Quanto?!
Tutti a preoccuparsi dei danni post quarantena, ma nessuno che si preoccupa di chi sopravvive con quei danni già da prima. Danni che vengono amplificati dal troppo tempo libero. Anche chi lo sa riempire, ne risente, sapete?
Io ho il cervello che va a mille, vivo sperando che nel mio costante flusso di pensieri qualcuno non debba sentirsi escluso ed è faticoso, ma non avete idea di quanto sia bello ed appagante vedere le persone stare meglio.
Possibile sia bello solo per me?
Io non credo che la quarantena stia tirando fuori il peggio delle persone. Io credo che la quarantena stia tirando fuori quello che le persone realmente sono. E fa male vedere tanto individualismo ed egoismo.
C’è chi dice che chi sta male non può aiutare gli altri. Io non credo. Sto male da tutta la vita e questo mi ha reso solo più sensibile nell’aiutare gli altri. E non credo nemmeno nel “mal comune, mezzo gaudio” perchè se cerco di tirare su una persona, provo a mettere da parte il mio dolore, così da poter sorridere insieme a lei.
Mi ritrovo a pensare che vorrei essere come chi non ha sofferto, come chi riesce a pensare prima a se stesso, a volte solo a se stesso. Poi mi ricordo che non sarei più io e che mi sento abbastanza persa già di mio.
C’è un mondo dietro la depressione che la gente non vuol vedere, un mondo di tasselli di ciò che l’ha provocata, che le persone preferiscono ignorare piuttosto che rendersi conto di aver minimamente potuto fare parne parte. Quel compagno goffo che non abbiamo aiutato, o peggio che abbiamo deriso, che abbiamo contribuito a far stare male. Quelle frasi infelici ai figli, ai nipoti, che li hanno fatto sentire per l’ennesima volta inadeguati. Quelle volte che abbiamo avuto paura di approfondire la realtà di chi stava male, per non provare il senso di impotenza, perchè se non possiamo risolvere allora è meglio lasciare stare. Perchè stare vicino è diventato banale, in un mondo dove tutti possiamo essere eroi per un quarto d’ora su un social, mentre esprimiamo la nostra opinione in modo così definitivo.
Ci sono domande che non ci vogliamo fare.
Io invece me le faccio: è una vita che mi chiedo dove sbaglio, perché non venga accettatata come sono, perché non vado mai bene, perchè non faccio mai abbastanza, perché non ho fatto di più.
Ci sono tutti i pensieri più mostruosi e tremendi dietro la depressione, pensieri che non condivido, pensieri che è meglio che voi ignoriate.
Vorrei sorridere ancora, vorrei cercare di capire, vorrei scusarvi tutti e dire che va tutto bene, ma non è così, da qualche giorno non lo è più, perché da qualche giorno mi chiedo cos’altro avrei dovuto fare per ricerevere un “come stai?” da alcune persone, Da quelle per cui ci sono sempre. Quelle per cui pensavo di avere un valore anche minimo, per averle ascoltate e protette dalla maggior parte del mio dolore, e che invece probabilmente non ho.

L’immagine è “The Weeping Willow II by *iNeedChemicalX on deviantART”


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