Questo fine settimana ho rivisto i miei genitori dopo sette lunghi mesi, ero veramente felice, sabato era anche il compleanno di mia mamma e io volevo festeggiarlo al meglio.
Oggi mi sveglio in uno stato strano, non me ne rendo conto subito, mi sento solo molto intontita.
Faccio colazione e leggo i messaggi di Whatsapp e mi sale una rabbia mista ad amarezza per una situazione che non starò qui a spiegare, ma mi rendo conto che non può essere quella la causa del mio stato, così mi faccio forza e scherzo come al solito.
In parte sicuramente la situazione c’entra col mio stato, ma so che non può essere l’unica causa del mio magone, della mia stanchezza mentale e fisica.
Ci rifletto e mi ricordo di essermi svegliata con un dolore nuovo,un dolore alla spalla sinistra che non ho motivo di avere, ieri avevo dolore al braccio destro e non avevo motivo di avere neanche quello.
Mi rendo conto che ho paura del risultato di tutti gli esami che sto facendo, mi rendo conto che se la diagnosi viene confermata sarà un bel grattacapo, ma soprattutto mi rendo conto che ciò che mi fa più paura è che gli altri mi possano vedere come una persona fragile.
Sarà che ho subito il bullismo in passato anche per essermi mostrata debole, per quanto io comprenda che la colpa è solo dei bulli e di chi è stato a guardare, c’è sempre una vocina dentro la mia testa che mi invita alla cautela e mi porta a chiedermi se io non li abbia in qualche modo agevolati.
So che non è solo la paura della mia fragilità a investirmi oggi, ma un sacco di altre
emozioni che cerco costantemente di ignorare, tenendomi più o meno impegnata.
Ho passato buona parte del fine settimana chiedendomi se stessi facendo abbastanza per far passare un bel compleanno a mia mamma e un fine settimana rilassante ai miei genitori, cercando di ignorare quella voce interiore costante che mi diceva che non lo fosse o peggio, che stessi sbagliando tutto e che avrei potuto fare scelte migliori.
Eppure, ancora, non è solo questo a farmi sentire così ottenebrata.
E’ che il mondo somiglia sempre meno a quello che idealmente vorrei, non solo il mondo in generale, ma anche il mio mondo e questo mi provoca uno smarrimento totale.
Vorrei prendere una valigia e andare lontano, da sola, a riscoprire chi veramente io sia e cosa voglio davvero perché al momento mi sembra tutto così confuso. Le mie certezze mi sembrano sempre più simili a ciò che gli altri si aspettano da me, le sento sempre più lontane e allo stesso tempo vicine, nebulose e non riesco a distinguerle. Mi sembra di non riuscire a distinguere più dove inizio io e dove finiscono le aspettative altrui su chi io debba essere, dove inizia la mia autenticità e dove finisce l’influenza sociale e culturale, il confine tra le mie vere scelte e quelle che sono state indotte da ciò che mi circonda.
Forse è solo la depressione che mi porta a queste domande esistenziali, forse il flusso di pensieri costante che non ricordo nemmeno in quale parte della mia vita sia iniziato a emergere, fatto sta che sento sempre più pressante il bisogno di rispondere.
Vorrei che fosse facile uscire da questa sensazione di smarrimento e forse per qualcuno lo è, ma con una pandemia globale in atto e pochi soldi in tasca per ora mi devo accontentare, farò quello che continua a scaldarmi il cuore e nel resto del tempo cercherò di distrarmi.


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