Ho pianto quasi tutto il giorno e i motivi sono tanti.
Ho perso di nuovo l’unico lavoro che avevo a causa dell’ultimo decreto.
Io lo capisco questo decreto.
Li ho visti con i miei occhi gli egoisti che non rispettano le norme per la salute pubblica.
Fino a ieri ho dovuto cacciare gente dal circolo perché non metteva la mascherina.
Però altre cose non le capisco.
Non capisco perché non siano stati presi provvedimenti prima magari di potenziamento dei mezzi pubblici.
Non capisco il bonus monopattino.
Non capisco perché si finanzino aerei da guerra invece di tagliare la sanità.
Perché non si investa per aiutare economicamente chi è in difficoltà.
Perché le tasse debbano pagare l’ingordigia di voti e non solo di certi politici.
Perché non si è scesi in piazza prima e perché chi scende colpisce beni privati invece di chiedere con forza l’aiuto che serve a chi lo dovrebbe elargire.
Non capisco perché si da la caccia a un po’ di hashish, invece che ai beni dei grandi evasori: a volte sono persino in bella vista.
Sta di fatto che oggi ho fatto fatica ad alzarmi dal letto e ora fatico ad alzarmi dal divano.
Ho un terribile senso di oppressione al petto e alla gola e mi sembra di non riuscire a fare altro che fingere come al solito di stare bene.
Per chat è più semplice, ma sinceramente anche di persona, non ci riesco proprio a farmi vedere infelice.
Forse è perché io devo tenere alto il morale degli altri o mi sento peggio.
Forse è inutile, mi sento male lo stesso, mi sento un completo fallimento.
Forse è perché curo questo blog da anni, eppure non riesco a farne un lavoro, ma una che urla “non ce n’è di coviddi” fa migliaia di follower in poche ore.
Forse non è molto confortante e non è che sproni molto ad andare avanti.
Forse è perchè so che perdendo il lavoro non potrò aiutare la mia famiglia come vorrei.
Forse perché so che la mia mamma avrebbe bisogno solo di cose belle dopo aver perso sua sorella, invece sembra arrivino solo guai, non riuscire a farla stare serena mi fa malissimo.
Forse è senso di colpa per quell’attimo in cui sono stata egoista, quell’attimo in cui ho sperato di non dover più lavorare, quell’attimo di sollievo nel quale ho pensato che sarei riuscita a riposare e a non fare da balia a clienti maleducati e incuranti delle regole.
Mi costa ammetterlo, ma forse dopo mi sentirò meglio, forse domani mi alzerò prima e mi prenderò cura di me e della mia casa, forse se lo ammetto e mi vergogno una volta per tutte, forse se ce la metterò tutta, prima o poi tornerò a sorridere per davvero.
Forse.

Foto di John Hain da Pixabay


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