Ultimamente si è molto parlato della maestra d’asilo che ha inviato foto e video intimi al fidanzato, che poi ha pensato bene di renderli pubblici una volta finita la relazione. Come se non bastasse la moglie di un degli amici del “signore”, ha scoperto questo materiale nella chat comune di Whatsapp del calcetto e ha pensato bene di portarlo alla direttrice quando la donna non ha ceduto alla richiesta di non denunciare, facendole subire pressioni tali da sentirsi costretta a dare le dimissioni.
Mentre la giustizia si spera faccia il suo corso (l’ex fidanzato è già stato condannato a risarcire la vittima e ai lavori socialmente utili e si aspettano i dibattimenti degli altri soggetti coinvolti), ci terrei a fare alcune considerazioni.
Il revenge porn è un reato e consiste nella diffusione di foto o video intimi, senza il consenso dei protagonisti di questo materiale, allo scopo di denigrarli moralmente.
Il revenge porn è possibile a causa della cultura patriarcale, che non accetta che una donna possa avere una vita sessuale libera e soddisfacente, relegandola al ruolo etereo di angelo del focolare domestico.
La fa da padroni in questo contesto l’ipocrisia.
Delle donne, che hanno ormai interiorizzato il patriarcato, che con la scusa, socialmente accettabile, di dover difendere i loro figli, che di sicuro non sono arrivati con la cicogna, invece di essere solidali con la vittima, la mettono alla gogna pubblica, vedendo in lei non una persona abusata, ma una potenziale rivale da fare fuori.
Degli uomini, che vengono visti come dei simpatici bontemponi che hanno diritto ogni tanto a qualche goliardata, che possono permettersi di consumare con gli occhi un immagine, di rovinare una vita, l’importante è che quella vita non sia della loro figlia, della loro moglie, della loro madre o della loro sorella, perché altrimenti si sentirebbero in obbligo di rivestire i panni dei cavalieri del loro onore. Ma quale onore? Quello della famiglia e del loro ruolo in essa, non certo quello della donna in questione, rea comunque di avere infranto le regole sociali del patriarcato.
Delle persone che danno consigli paternalistici alle donne su come proteggersi, su come vivere la loro sessualità, invece che condannare senza se e senza ma i veri colpevoli.
Di quelli che cercano tuttora video e foto delle vittime per soddisfare la loro morbosità.
Di quelli che colpevolizzano le vittime e le mettono ancora di più alla mercé della gogna mediatica.
Vi rendete conto che se il sesso fosse trattato come un argomento qualsiasi e trattato in egual modo per entrambi i sessi, questo reato probabilmente non esisterebbe? Che finché la sessualità di una donna resta un argomento tabù, ci sarà qualcuno che userà il sesso per ferire? Che qualcosa che dovrebbe essere piacevole, diventa ricatto, diventa dolore nelle mani avide di chi vede le donne come degli oggetti e non come esseri umani?
Sogno il giorno in cui se una persona decidesse di condividere immagini intime senza consenso, fossero proprio le persone con cui le ha condivise a discostarsi fortemente da tale azione, invece che ridacchiare e commentare volgarmente. Il giorno in cui ci si indignerà parlando del fautore del revenge porn e non della sua vittima. Il giorno in cui la parità dei sessi sarà effettiva e non solo sulla carta.
Aspettando quel giorno io farò la mia parte per difendere le vittime.
Spero che voi farete lo stesso.


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