Nacque nel 1905 a Blue Montain in Alabama col nome di Nancy Hazle, Nannie Doss, una serial killer che uccise ben 12 componenti della sua famiglia.
Il padre Jim era un alcolista, che non le permetteva di truccarsi, ne di frequentare i suoi cotanei, la madre Louisa Holder Hazle era invece più affettuosa. Nancy, detta Nannie, era la maggiore di tre sorelle e un fratello.
A 7 anni a causa di un incidente in treno, Nannie sbattè la testa violentemente e questo le procurò emicranee e svenimenti che la accompagnarono per il resto della sua vita e questa situazione sarebbe stata, secondo lei, la causa del suo comportamento criminale.
Nonostante i divieti del padre e le ore di studio e di lavoro nei campi, Nancy riusci comunque a frequentare i ragazzi del circondario.
Nel 1921, avendo trovato lavoro in fabbrica, conobbe Charles Braggs, che col benestare del padre divenne il suo primo marito, con cui ebbe quattro figli. Pochi anni dopo Nannie avvelenò due dei suoi figli con la stricnina e poco tempo dopo avvelenò anche la suocera, con cui non era mai riuscita ad andare d’accordo. Le spiegazioni degli omicidi si ritrovano nel fatto che pare Charles la tradisse e lei avesse cominciato ad abusare di alcol e a vedere nei suoi figli il marito traditore, perciò aveva messo il veleno nella loro minestra.
Nessuno sospettò Nannie degli omicidi, anche se il marito volle il divorzio e portò con sé una delle sue figlie. Tornò l’anno seguente cacciando l’ex moglie e le due figlie di casa. Nannie si stabilì quindi a casa dei genitori, lasciando le figlie per lo più alle cure di sua madre.
Trovò lavoro in un laminatoio di cotone e tramite annunci per cuori solitari, conobbe il suo secondo marito Frank Harrelson. Frank era un alcolista che veniva arrestato spesso per rissa, ma Nannie lo scopri solo dopo il matrimonio. Intanto Melvina, la prima figlia di Nannie, aveva avuto due figli. Nancy infilò uno spillone nella testa della seconda neonata, mentre si trovava ancora in ospedale. Melvina pensò solo di aver sognato la scena e visto che non c’erano sospetti, la morte della piccola fu archiviata come un decesso naturale. Qualche tempo dopo Melvina affidò per qualche tempo Robert, suo figlio, a sua madre. Nannie stipulò un’assicurazione sulla vita del bambino per 500 dollari, poi lo uccise asfissiandolo per incassare il denaro.
Dopo sedici anni di matrimonio, stanca della sua situazione coniugale Nannie avvelenò il whiskey del secondo marito, dopo che lui l’aveva costretta a un rapporto sessuale. La morte fu attribuita all’abuso d’alcol da parte dell’uomo.
Nannie a questo punto si trasferì in North Carolina e conobbe il suo terzo marito Arnie Lanning. Anche lui, manco a dirlo, era un alcolizzato. Nannie si stancò in fretta e uccise anche lui avvelenandolo e anche in questo caso la causa della morte venne considerata l’insufficienza cardiaca per abuso di alcol.
La madre e a sorella di Arnie chiesero di ottenere la casa del defunto e ciò portò Nannie a dare fuoco alla casa, dove morì la madre di Arnie. Incassò i soldi dell’assicurazione sulla casa e si trasferì dalla sorella di lui, Dovie, che avvelenò per poter ereditare la casa.
Conobbe tramite un’agenzia matrimoniale il suo quarto marito, Richiard Morton, che però si rivelò un traditore seriale. Nel 1953 la madre di Nannie, rimasta vedova, venne a stare con la figlia e il marito. Nel giro di tre mesi Nannie avvelenò sia la madre che il marito.
Due mesi dopo si risposo con Samuel Doss in Oklahoma, conosciuto sempre tramite annunci su riviste. Samuel era un brav’uomo, forse troppo per gli standard si Nannie, che cominciò a trovarlo noioso.
Avvelenò con l’arsenico la torta di prugne destinata al marito, ma sentendosi male, Samuel venne ricoverato in ospedale dove gli effettuarono una lavanda gastrica. Torno a casa dopo un mese e la sera stessa Nannie avvelenò il caffè del marito e lo uccise.
Finalmente qualcuno cominciò ad avere dei sospetti: il medico di Samuel chiese alla donna di poter effettuare un’autopsia, con la scusa che, se avesse capito di cos’era morto il marito, avrebbe potuto salvare altre vite.
Il medico quindi riuscì a trovare le prove di avvelenamento e denunciò la donna, che venne arrestata dalla polizia. Confessò tutto a condizione che le lasciassero le sue riviste di annunci.
Rischiò di essere la prima donna a morire sulla sedia elettrica in Oklahoma, ma venne dichiarata mentalmente instabile e la pena fu commutata nel carcere a vita. Nonostante fosse una serial killer a tutti gli effetti, fu condannata solo per l’omicidio dell’ultimo marito.
Nannie divenne famosa in carcere per la sua abitudine di ridacchiare allegramente parlando dei suoi crimini, questo la fece soprannominare “Giggling Granny”, la nonnina ridacchiante.
Lavorò nella lavanderia del carcere, lamentandosi di essere stata rifiutata come aiuto in cucina, morendo nel 1965 di leucemia.


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