Dopo un paio di giorni interi passati completamente vestita e pronta a scattare e un altro giorno e mezzo completamente in pigiama, ancora non ero riuscita a trovare la parola giusta per descrivere come mi sento e ora finalmente ce l’ho: stranita.
Mi sento strana e mi fa strano tutto quello a cui assisto, gente in piena pandemia che organizza festini, politici che fanno cadere governi nei momenti più improbabili e dall’altra parte persone con le loro disperazioni quotidiane che rimangono quasi inascoltate.
Mi fa strano che persone che potrebbero bellamente fregarsene delle mie di disperazioni avendo anche le loro, mi inviino abbracci virtuali e segnali di comprensione e affetto, mentre altri si attaccano a banali e futili scuse per potersi sentire giustificati quando se ne disinteressano.
Mi fa strano riuscire ad avere le forse per comprendere ancora il dolore degli altri e volerli aiutare, nonostante il mio mi stia torturando, portando allo sconforto più totale.
Mi piacerebbe tanto scappare via in un posto isolato, tuttavia mi rendo conto che non posso, che non è questa la mia strada.
Io sento di non poter essere felice se gli altri sono tristi e mi fa strano, non ho mai avuto molte persone che si occupassero della mia felicità, quindi forse sarebbe più normale che io me ne fregassi degli altri e invece non ci riesco.
A volte mi arrabbio tantissimo per come sono fatta, con la mia paura di disturbare sempre presente, quando poi sono io sono felice di essere disturbata per aiutare qualcuno.
Un sacco di volte credo di scrivere cose banali, poi proprio ieri invece, ho dovuto ribadire concetti che dovrebbero già essere dati per ovvi in quest’epoca e che sfortunatamente non lo sono ancora.
In realtà mi fa strano scrivere anche questo post, che pare non avere una conclusione e che probabilmente non ne avrà mai una reale, ma il blog è mio ed esercito il mio diritto di poter scrivere quello che voglio.


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