Amelia Elizabeth Dyer nacque nel 1838 da Samuel Hobley, un mastro calzolaio e da Sara Weymouth. La sua era una famiglia abbastanza agiata, ma la madre soffriva di problemi mentali come conseguenza del tifo e a causa di questi morì quando Amelia aveva solo 10 anni, il padre invece morì nel 1959.
Si trasferì a Bristol nel 1861 e quando aveva 24 anni si sposò con George Thomas che ne aveva 59. Per sposarsi dovettero mentire sulla loro età, Amelia si finse trentenne e George quarantottenne. Fu in quegli anni che cominciò a praticare come infermiera, ma non solo, si offriva anche di tenere nascoste le nascite illegittime dei bambini in cambio di una somma che variava dalle 50 alle 80 sterline. Quando George morì, lasciandola sola ad occuparsi della figlia Ellen, Amelia lascio la carriera infermieristica e diventò un’allevatrice di bambini, ovvero si faceva pagare per allevare i bambini che le famiglie non volevano o non potevano mantenere. Amelia, oltre al compenso chiedeva anche dei vestiti adatti al bambino, che poi vendeva, lasciando morire il bambino di fame.
Non fu facile scoprirla, in primo luogo perché la mortalità infantile era alta all’epoca, ma soprattutto perché non era l’unica allevatrice a uccidere bambini. Molte infatti, quando si ritrovavano in ristrettezze economiche, lasciavano morire il bambino di fame o lo intossicavano con alcol e oppio.
Il primo a capire che qualcosa non andava fu un medico incaricato di compilare i certificati di morte delle vittime, che si accorse che troppi erano i bambini che morivano nella mani di Amelia Dyer.
La Dyer fu quindi condannata a 6 mesi di lavori forzati per negligenza, che la portarono a una profonda depressione e all’alcolismo.
Tornata in libertà, riprese la sua attività come se nulla fosse, cambiando frequentemente identità e città per eludere le autorità.
Nel 1890, dopo che una madre che insistette per vedere il figlio, non lo riconobbe nel bambino che la Dyer le mostrò, tentò il suicidio, ma non riuscì nell’intento e venne internata in un ospedale psichiatrico: tre anni dopo ne usci ancora più instabile.
Si spostò nel Berkshire con la socia Jane Smith, la figlia Ellen, la figliastra Mary Ann e il figliastro Arthur Palmer.
Qui riprese il suo lavoro, ma non ancora per molto.
Nel 1896 uccise le uniche vittime poi identificate: Doris Harmon, di 4 mesi Harry Simmons, di 13 mesi ed Helena Fry, di un anno.
Evelina Harmon, la madre di Doris, si era già insospettita per il fatto che Amelia le avesse chiesto solo una cifra una tantum e non un corrispettivo mensile.
Il cadavere della piccola Helena intanto riemerse dal Tamigi, con del nastro bianco e avvolto in una carta che recava la scritta “Signora Thomas”, uno degli pseudonimi della Dyer.
La polizia cominciò ad indagare, usando anche una donna che si finse una madre in cerca di una allevatrice. Ottenuta l’autorizzazione a perquisire l’appartamento, la polizia trovo il nastro bianco che era servito a strangolare le piccole vittime, lettere di madri che chiedevano notizie dei figli e ricevute di telegrammi per gli annunci che la Dyer metteva per pubblicizzare il suo lavoro di allevatrice. Avendo solo prove indiziarie, la polizia fece dragare il Tamigi, riportando alla luce altri 6 cadaveri, tra cui quello di Doris, che verrà riconosciuto dalla madre e quello di Harry.
La Dyer fu incriminata per un solo omicidio, nonostante gliene venissero attribuiti molti altri, poiché all’epoca le prove non erano sufficienti per collegarla ad altri infanticidi. Non fu dichiarata incapace di intendere e di volere, nonostante i gravi disturbi psichiatrici e la dipendenza da alcol e stupefacenti, quindi venne condannata a morte e giustiziata nel giugno del 1896. Le fu attribuito il soprannome di Jill The Ripper, in quanto contemporanea di Jack Lo Squartatore, ma si suppone che le sue vittime siano state tra le 200 e le 400.


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