Partigiana con il nome di Balella e medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Gabriella nacque in una famiglia socialista contadina a Calcara di Crespellano il primo agosto del 1912.
Subito dopo aver finito le elementari va a lavorare in una fabbrica di salumi ed è qui che conosce Bruno Reverberi, un casaro, che diventerà suo marito.
Con lui condivise le idee comuniste e antifasciste e si trasferisce a Castelfranco nel 1931. Insieme organizzano gli incontri serali antifascisti dove vengono distribuiti anche giornali clandestini.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 i coniugi offrono la loro casa come base partigiana della Quarta Zona della Resistenza.
Nonostante avesse due figlie piccole e fosse incinta, partecipò attivamente ad azioni di sabotaggio e organizzò i primi Gruppi di Difesa delle Donna. I GDD nacquero a Milano da un idea del Partito Comunista e si proponevano di far partecipare le donne attivamente alla Resistenza, fornendo assistenza e supporto, nonché di emancipare la figura femminile.
Grazie ai GDD Gabriella riuscì a portare in piazza le donne per manifestare contro la guerra e contro la scarsità dei viveri.
Il 13 dicembre 1944 Gabriella venne interrogata dalle SS in casa sua su dove si trovasse il marito, ma fingendosi una sfollata, riuscì a farli andare via, giusto il tempo di mettere al sicuro la figlia più piccola.
Le SS scoperto l’inganno tornarono e la picchiarono davanti alla figlia maggiore, non avendo pietà neanche per il bambino che portava in grembo, poi la portarono all’Ammasso di Canapa di Castelfranco. Il giorno dopo vennero arrestati altri antifascisti e portati anche loro all’Ammasso di Canapa. Tutti vengono interrogati sotto tortura. Nessuno parlò. Neanche Gabriella a cui vennero strappati i seni, cavati gli occhi e squarciato il ventre per tirarle fuori il bambino.
Il 17 dicembre furono tutti giustiziati lungo il fiume Panaro nella località Ca’ Nova di San Cesario.
Vennero ritrovati a Gennaio in una fossa comune sotto la neve e del bambino di Gabriella non c’era traccia.
Il suo martirio fu d’ispirazione per alcune donne della zona che formarono forse l’unico gruppo partigiano formato esclusivamente da donne: la brigata “Gabriella Degli Esposti”.
Gabriella è stata insignita medaglia d’oro al valor militare alla memoria e nel 2006 è stato posto un monumento commemorativo sul luogo del ritrovamento del suo corpo e di quello dei suoi compagni.


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