Alzi la mano chi non si è mai trovato ad assistere a una molestia verbale o fisica rivolta a una donna per strada o su un mezzo pubblico. Immagino che tutti teniamo le mani doverosamente dietro la schiena, a parte i soliti fortunati che non si accorgono di nulla di ciò che accade intorno a loro o che fanno finta di non accorgersene. Tengo a precisare che parlo di donne, perché nella maggior parte dei casi sono loro le vittime delle molestie a sfondo sessuale, ma non escludo che possa capitare a un uomo e nel caso ci terrei molto a sentire la sua testimonianza.

E’ ormai una realtà conclamata, le molestie, prevalentemente di natura sessuale alle donne in un luogo pubblico sono all’ordine del giorno, esiste persino un sito che le raccoglie tutte, o meglio raccoglie le molestie di quante decidono di raccontare tutto, nonostante l’atteggiamento a volte menefreghista, a volte sarcastico, a volte accusatorio di chi le ascolta.

Ed è proprio di questo atteggiamento che voglio parlare: ormai è accettato di buon grado che una donna possa ricevere apprezzamenti più o meno pesanti e fischi, mentre sta semplicemente camminando per strada. Molti tendono a dare la colpa alla troppa appariscenza della donna in questione, ma oltre al fatto che sia qualcosa di potenzialmente pericoloso dare la colpa alla vittima, la verità è che puoi indossare una minigonna o un jeans, un vestito scollato o un dolcevita, i fischi e gli apprezzamenti non richiesti arriveranno comunque.

Non si tratta di vittimismo al femminile, come molti credono, si tratta della realtà dei fatti, che viene comunemente accettata, anche se non dovrebbe. Non dovrebbe per una ragione molto semplice, sono convinta che la mia libertà finisca dove inizia quella degli altri: io sono libera di indossare ciò che voglio e di camminare per strada quanto voglio, perché questo non offende i sentimenti e non disturba veramente nessuno, mentre chi mi fischia o mi appella senza motivo alcuno, mi disturba e infastidisce e potrebbe condizionare le mie scelte future. Potrei essere portata a fare la strada più lunga per non dover passare in una strada troppo frequentata da “disturbatori”, potrei scegliere vestiti che non mi piacciono solo per mantenere un basso profilo, ed ecco che la mia libertà viene limitata. Potreste obiettare che sono io a limitarmi in questo caso, che potrei fregarmene o che in fondo non sono vere rinunce. Purtroppo sono proprio queste obiezioni “buoniste e ottimistiche” che fanno più danno e che portano la vittima a sentirsi in colpa per avere espresso se stessa: colpevolizzare chi è vittima è sempre sbagliato, non cambierò idea.

Nessuno mi venga a dire che chi commenta per strada è semplicemente un libero pensatore, innanzitutto c’è modo e modo di esprimere apprezzamento, secondariamente mettere in imbarazzo qualcuno solo per il gusto di farlo è espressione di maleducazione e di problemi relazionali, non di espressione del proprio pensiero.

Il dramma è che dalle molestie verbali, spesso si passa alle fisiche nell’omertà e nell’indifferenza generale di chi guarda e passa oltre. Ne ho sentite troppe e lette altrettanto, di testimonianze di donne che hanno paura di prendere i mezzi pubblici. Sono già state molestate e non importa se in quel momento hanno urlato o hanno comunicato silenziosamente il proprio disagio, perché atterrite, le persone intorno a loro hanno fatto finta di niente, pensando che non era un problema loro o che qualcun altro prima o poi avrebbe agito (in psicologia lo chiamano effetto spettatore o apatia dello spettatore).

L’indifferenza di chi guarda e non fa niente, che fa finta che non stia succedendo nulla, di per se è una violenza vera e propria verso la vittima, che non solo viene ferità dal molestatore, ma viene ignorata da chi poteva salvarla, da chi poteva darle sostegno come ci si aspetta dalle persone civili.

Un altro danno lo fanno le persone che invece di ascoltare la tua testimonianza e fare la domanda più lecita, ovvero come stai, ti chiedono com’eri vestita, come se una gonna corta o lunga, giustificasse in toto o in parte il molestatore. Io personalmente abolirei questa domanda, noi donne per motivi culturali e sociali ci colpevolizziamo già abbastanza, senza doverci anche giustificare quando testimoniamo un torto subito.

Perché ho scritto questo post? Perché voglio che le cose cambino e questo è il mio contributo. Io voglio che una donna sia libera di camminare per strada, di andare a scuola o a lavoro, senza aver paura per il solo fatto di essere nata con una vagina o per avere esternato la propria femminilità: a tal proposito vorrei ricordare che anche le transessuali sono vittime di questo fenomeno, vengono molestate e chi gli sta intorno fa finta di nulla, perché è ovviamente colpa della trans che si veste da donna.

Se qualcuno volesse approfondire l’amaro argomento delle molestie, vi segnalo il sito http://italia.ihollaback.org/, purtroppo troverete anche la mia testimonianza (https://italia.ihollaback.org/2016/05/30/la-storia-di-samanta-la-cosa-peggiore-che-mi-tormenta-ancora-oggi-e-proprio-lindifferenza-nessuno-ha-provato-ad-aiutarmi/).

Categorie: Pensieri

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