Da bambina ero timidissima, non riuscivo a spiccicare parola con le persone a meno che non avessi sviluppato con loro molta confidenza, questo mi rese la vita impossibile dalla scuola materna alle medie.
La cosa sorprendente è che nonostante non fossi particolarmente brutta, l’insulto che più mi veniva rivolto era “racchia”, come se la mia timidezza fosse tanto sbagliata da riflettersi su come apparivo.
Sapendo che ero anche molto sensibile, questo perché in quinta elementare mi si erano aperti i rubinetti, sperando in cuor mio che se avessero visto quanto faceva male, avrebbero smesso di bullizzarmi, con mia grande sorpresa appresi che le mie lacrime li divertivano, facendomi apparire ancor meno bella.
Immaginate lo sgomento di una bambina che piange e invece di essere consolata, viene bullizzata ancora di più, viene chiamata racchia e frignona, nel tentativo di farmi piangere di più.
In prima media mi imposi di non piangere più in pubblico, ma ormai la frittata era fatta, ero quella che si metteva a piangere facilmente e i miei compagni diventarono ancora più crudeli nel tentativo di confermare il loro giudizio.
Alle superiori decisi che mai più nessuno si sarebbe permesso di farmi vergognare di me, mi appassionai al make-up per correggere l’acne giovanile e, in accordo coi miei gusti musicali, adottai uno stile più trasgressivo, ma anche più sensuale, grazie alle curve che la natura mi aveva gentilmente donato. Inizialmente fu una sfida al mondo, era il mio modo indiretto per provocare: “Provate ora a dirmi che sono racchia!”
Purtroppo, per quanto io mi sentissi bene ora che potevo esternare il mio malessere, ma anche il mio essere, perché finalmente ero io a piacermi, le critiche piovvero comunque perché venivo considerata troppo “alternativa”.
Uno potrebbe pensare che questa tutto sommato sia una storia a lieto fine: ho fatto ciò che volevo, ho imparato a piacere a me stessa.
Eppure non è così, perché certe ferite, portate dietro per più di dieci anni, non si cancellano, alcune si cicatrizzano bene, altre sono lì che aspettano solo il momento giusto per riaprirsi.
Qualche anno fa ho cominciato a ingrassare senza un motivo apparente, mi muovevo e mangiavo abbastanza sano, ma continuavo a ingrassare. Dopo molte insistente da parte mia coi medici, che preferivano credere che fossi pigra, si scoprì che la mia tiroide non funzionava bene. Cominciai la cura, ma prendere chili è molto più facile che perderli, mi vergognavo a uscire e se mangiavo fuori mi sentivo costantemente osservata dagli altri.
Smisi di fare burlesque, una delle gioie della mia vita, una cosa in cui mi sentivo veramente brava a parte lo studio.
Molti commenti poco lusinghieri non sono stati certo d’aiuto, i più crudeli mi dicevano di smettere di mangiare, altri, con fare paternalistico mi suggerivano di fare più moto.
Questo è il body shaming signori e signore, il farti sentire colpevole nel tuo corpo non desiderabile, il farti vergognare di come appari, senza sapere nulla di come sei, di quali ferite emotive ti porti dentro. Il far apparire come consiglio innocente, qualcosa che ti farà sprofondare di più nello sconforto, perché tu quel consiglio magari lo seguivi anche prima che te lo dessero e senza ottenere alcun risultato.
Il problema è che la mia tiroide è peggiorata tantissimo negli ultimi mesi, che nonostante mangi sano ed equilibrato, si dovrà andare per tentativi nell’azzeccare il giusto dosaggio della tiroxina. Molti non sanno che c’è una correlazione tra malfunzionamento della tiroide e depressione, che una tiroide che non funziona bene ti fa sentire stanchissima e che se uniamo ciò alla mancanza di volontà provocata dalla depressione, il risultato è una persona esausta e demotivata. Il dramma è che tutte quelle belle ferite che mi sono procurata in anni di body shaming, si riaprono ogni volta che devo uscire, ogni volta che il gonfiore deciderà di non far chiudere la lampo di quel vestito che mi stava benissimo la settimana prima. Ogni volta che mi cambio decine di volte, perché mi sembra che non mi stia bene nulla, che arrivo in ritardo con tanto di ansia che la gente si accorga di quanto io sia a disagio. Ogni volta che mi riscatto una foto diecimila volte, perché qualcosa non mi soddisfa, perché quella posa mi fa sembrare più grassa o più brutta.
Molti penseranno che sono esagerata, che non mi rendo condo di quanto sono fortunata a non avere nulla di più grave, invece ne sono ben consapevole e questo mi fa solo sentire più in colpa.
Spero solo che queste mie righe facciano sentire meno solo qualcuno, che aiutino gli altri a capirmi, che facciano capire quanto male possa fare il body shaming alle persone.


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