Helen Hulick nasce nel 1908 negli Stati Uniti e fin da quando ha quindici anni sceglie di indossare i pantaloni in quanto li trova comodi e pratici.
Diventa una maestra d’asilo e si dedica a tecniche di insegnamento innovative per bambini con problemi di udito e di linguaggio senza dover rinunciare a questo capo d’abbigliamento, fino a quando non si ritrova a dover testimoniare nel caso di furto nel suo appartamento a Los Angeles.
In tribunale il giudice Arthur S. Guerin decide che l’abbigliamento della giovane non è accettabile, reinvia il procedimento a 5 giorni dopo, intimando a Helen di indossare un vestito.
Helen non cede e replica al “Los Angeles Times”:

“Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito, non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi.”

Quindi si ripresenta all’udienza coi suoi pantaloni e il giudice sospende di nuovo l’udienza con queste parole:

“L’ultima volta che si è presentata a questa corte, vestita come ora, ha attirato l’attenzione dei presenti, dei prigionieri e del tribunale più del procedimento in corso. Le è stato chiesto di tornare con un abito accettabile per una procedura in tribunale. Oggi è tornata indossando dei pantaloni, sfidando apertamente la corte. La corte le ordina di tornare domani con un abito adatto. Se insiste a indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare. Ma sia pronta a essere punita, per oltraggio alla corte”.

Ma Helen non ha intenzione di cedere e dichiara:

“Tornerò con i pantaloni, e se andrò in prigione, spero che questo possa aiutare le donne a liberarle per sempre dagli ‘anti-pantalonisti’ “

E così fa: si presenta col suo avvocato William Katz che si era preparato, portandosi dietro ben quattro volumi di citazioni sul diritto alla libertà di indossare l’abbigliamento voluto anche in tribunale.

Il giudice condanna Helen a scontare cinque giorni di prigione e lì la donna è costretta a indossare la divisa del carcere: un abito in Denim.

L’avvocato ricorre subito in appello e ribalta la sentenza e un sacco di gente invia lettere di protesta contro quella che viene considerata un’ingiustizia. Pur non riuscendo a non far scontare a Helen la sua pena, viene ottenuto un risultato: viene stabilito per legge che le donne potessero indossare i pantaloni in tribunale.

Helen ritorno a testimoniare per il furto che aveva subito, questa volta con un vestito, questa volta per sua libera scelta.


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