Nel 1864, nasceva in Pennsylvania una bimba chiamata Elizabeth Jane Cochran, figlia di Michael Cochran, un giudice e uomo d’affari, e della sua seconda moglie, Mary Jane Kennedy. Era la tredicesima figlia di quindici da parte del padre e la terza di cinque da parte di madre.
Da piccola era soprannominata Pinky in famiglia, poiché amava vestirsi di rosa. Perse il padre quando aveva sei anni e la madre si risposò con un uomo violento. Nella causa di divorzio intentata dalla madre, Elizabeth testimoniò contro il patrigno.
La famiglia aveva pochi mezzi e la ragazza fu costretta ad abbandonare gli studi presto, per riuscire a trovare un lavoro.
La sua carriera di giornalista iniziò per caso: rispose a un articolo pubblicato sul Pittsburgh Dispatch “A cosa servono le ragazze” (What girls are good for) di Erasmo Wilson, che parlava di come il ruolo della donna fosse legato alla casa e alle faccende domestiche. L’articolo ricevette numerose proteste tra cui quella firmata da “Little Orphan Girl”. Il direttore, George Madden, credendo si trattasse di un uomo e colpito dalla lettera, offrì un lavoro all’autore. Ad assumere l’incarico si presentò Elizabeth, che da quel momento si firmerà Nellie Bly, come Nelly Bly, la canzone di Stephen Foster, ma con un errore di scrittura da parte di Madden che però rimase.
Negli anni seguenti si dedicò al giornalismo d’inchiesta e si interessò alla condizione delle operaie, ma fu obbligata ad abbandonare per le forte pressioni da parte degli industriali al giornale. Nel 1986 si recò in Messico come corrispondente estera, per scrivere del regime di Porfirio Diaz, ma venne scoperta dal governo messicano e costretta a tornare in Patria.
Lasciò definitivamente il Pittsburgh Dispatch e venne assunta da The New York World, il giornale di Joseph Pulitzer. Il suo primo incarico fu quello di indagare sulle condizioni di internamento dei malati di mente. Nellie non si accontentò di indagare dall’esterno, si finse pazza e si fece internare per 10 giorni nel manicomio di Blackwell’s Island. Venne poi fatta uscire grazie all’intervento del giornale e pubblicò un’accurata descrizione della vita delle persone rinchiuse in manicomio, rappresentato più come un luogo di reclusione che di cura. Denunciò inoltre la reclusione di donne che non erano malate, ma solo considerate “indesiderabili” dalla società.
Grazie al suo lavoro e allo scalpore che ne derivò, furono presi provvedimenti per migliorare le condizioni delle pazienti.
Nellie non si accontentò di questo risultato, si fece arrestare per raccontare la condizioni di vita delle donne in carcere, si fece assumere nelle fabbriche per scrivere delle condizioni delle donne che ci lavorano e scrisse persino della vita che si conduceva in un istituto di carità.
Nel 1889, Pulizter la sfidò a realizzare l’impresa narrata da Jules Verne “Il giro del mondo in 80 giorni”, Bly ci riuscì in soli 72.
Nel 1895 Nellie lasciò il giornalismo e si sposò col miliardario Robert Seaman, che morì nel 1904, lasciandole un patrimonio che purtroppo non riuscì a gestire.
Nel 1914 dichiarò bancarotta e si trasferì in Europa dove era scoppiato il primo conflitto mondiale, ritornando al giornalismo e diventando corrispondente di guerra.
Quando tornò negli Stati Uniti continuò a scrivere a favore di vedove e orfani, ma anche delle suffragette.
Morì a New York nel 1922 a causa di una polmonite.
Nel 1998 il suo nome fu inserito nel National Women’s Hall of Fame.


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *