Premetto che sono contraria alla pena di morte e che ho difficoltà a definire uno stato che la accetta come “civile” e che per me tutte le persone giustiziate sono in realtà uccise. Facciamo finta che io sia neutrale. Facciamo fnta che non sappia che tutti quelli che dicono che “non è giusto che continuiamo a pagare vitto e alloggio ai criminali”, siano molto ignoranti sulla questione, perchè dalla condanna all’esecuzione passano un sacco di anni, tra appelli e indagini per essere il più sicuri possibile – e comunque le vittime di errore ci sono sempre- di non far morire la persona sbagliata e che questa persona stia in un braccio speciale, particolarmente sorvegliato, che ha comunque un costo non indifferente e che quindi ti costi meno mantenere un criminale non condannato a tale pratica. Noi facciamo finta di non saperne nulla. Non ci poniamo nemmeno il dilemma etico di uno Stato che riconosce l’omicidio come un reato grave e poi lo punisce con un altro omicidio. Non ci facciamo condizionare dal fatto che uno stato civile dovrebbe puntare alla riabilitazione e non alla punizione dei suoi criminali e nemmeno che il fatto che la pena di morte sia un deterrente per potenziali geni del crimine, sia in contrasto con tutti i dati in nostro possesso e tutte le ricerche fatte in tal senso.
Fatta questa doverosa, lunga e talvolta lo ammetto, un po’sarcastica premessa, vi voglio raccontare la storia di Lisa Montgomery e ve la voglio raccontare meglio di come ce l’hanno descritta i giornali italiani, anche se hanno il merito di averne tirato fuori il succo, senza omettere molti dei particolari che invece credo debbano essere riportati. Probabilmente sono stati omessi per non perdere l’interesse del lettore, ma io confido nei miei, o forse per esigenze di spazio, o ancora perché non sembravano importanti o forse addirittura troppo scabrosi.
Cominciamo col dire che Lisa ha avuto una famiglia che chiamarla “disfunzionale” è un pallido eufemismo.
Lisa aveva già familiarità con gli abusi sessuali da quando aveva solo tre anni, in quanto la sorella maggiore di cinque, Diane, veniva violentata nel letto di fianco a lei, dal babysitter.
La madre di Lisa era una donna con problemi di alcolismo e Lisa per questo era nata con un danno permanente al cervello. Picchiava i suoi figli, li puniva con docce fredde e li frustava con cinghie o con delle corde. Una volta per punirli uccise di fronte a loro il cane di famiglia, massacrandolo con una pala. Si sposò sei volte ed ebbe una moltitudine di partner durante l’infanzia di Lisa.
Uno di questi, il suo patrigno Jack Kleiner, iniziò a violentarla quando lei aveva solo 11 anni, con la minaccia di violentare la sorella più piccola se si fosse ribellata. Costruì persino una stanza accanto alla roulotte dove vivevano per violentarla senza essere disturbato e quando Lisa tentò di ribellarsi, la colpì così forte da causarle una lesione cerebrale. L’uomo la violentava anche con i suoi amici che poi le orinavano addosso.
La madre durante l’adolescenza di Lisa, la faceva prostituire con l’idraulico e l’elettricista in cambio del loro lavoro. Lisa prima dei sedici anni era già stata violentata ripetutamente a livello anale, orale e vaginale da una moltitudine di uomini e aveva iniziato ad abusare di alcool. Probabilmente sviluppò il disturbo dissociativo per sfuggire all’orrore che viveva quotidianamente.
Veniva mandata a scuola con vestiti sporchi e strappati, ma quando vennero gli assistenti sociali a casa, Lisa era stata minacciata di morte dalla madre e dal patrigno e non disse nulla. Poco si sa invece del medico che accertò gli abusi sessuali e che non fece nulla per farli smettere.
Le furono fatte pressioni perché sposasse il fratellastro a soli diciott’anni, che continuò ad abusare ripetutamente di lei. Ebbero quattro figli e a Lisa fu fatta pressione per farsi sterilizzare, cosa che avvenne contro la sua volontà.
Riuscì a divorziare dal marito e a risposarsi, ma non avendo mai accettato la sua sterilizzazione e avendo sviluppato nel tempo seri disturbi mentali, si finse incinta.
L’ex marito, volendo intentare una causa per ottenere la custodia dei figli, la minacciò dicendole che avrebbe detto al giudice della sua falsa gravidanza. Lisa, disperata, diventò amica in rete di un’allevatrice di cani che era incinta di otto mesi. Con la scusa di voler adottare un cane, andò a casa della ventitreenne Bobbie Jo Stinnet, la strangolò da dietro e poi le squarciò il ventre, rapendo la bambina che portava in grembo, che fortunatamente sopravvisse.
Raccontò al marito di aver partorito improvvisamente, ma non lo convinse. Due giorni dopo venne arrestata e la bambina fu affidata al padre naturale.
Venne condannata alla pena di morte, nonostante le prove che fosse mentalmente instabile. Soffriva di un disturbo post traumatico da stress, disturbo bipolare, disturbo dissociativo, piscosi, depressione, ansia e amnesia, in carcere era riuscita ad avere delle cure e aveva espresso profondo rimorso per quello che aveva fatto, ma tutto questo non è bastato ed è stata uccisa il 13 gennaio del 2021. Uccisa e non giustiziata, perché dove sta la giustizia da parte di uno stato che prima permette che un mostro venga creato, senza intervenire, senza mettere in sicurezza una bambina evidentemente abusata, senza darle la possibilità di avere una vita sana e poi uccide il mostro che è diventata per farsi bello, per far vedere che è tutto sotto controllo davanti al suo popolo che chiede di lavare il sangue con altro sangue? Uccisa.


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