Partiamo subito dalla differenza tra complimento e molestia visto che il confine appare labile, eppure non lo è. In soldoni il complimento fa piacere a chi lo riceve e la molestia no. Per sapere cosa fa piacere a una persona la devo conoscere, almeno un minimo, quindi come fa un fischio o un apprezzamento rivolto per strada a una completa sconosciuta ad essere considerato un complimento?
Ora che abbiamo appurato che il catcalling, ovvero i fischi, gli apprezzamenti più o meno volgari, le avances, le richieste di sorriso, le strombazzate etc., rivolto per lo più a donne sconosciute per strada e in luoghi pubblici, non è un complimento, facciamo un altro passo in avanti, ovvero cerchiamo di capire perché è una molestia a tutti gli effetti.
Se provate a chiedere a un uomo quante strategie mette in atto per non essere infastidito mentre cammina per strada, non avrà risposte da darvi. La stessa cosa per quanto riguarda le strategie preventive per non incorrere in un abuso sessuale. Non sono io a dirlo, ci sono diversi studi che lo confermano.
Le donne invece hanno fior fior di metodi, qualche uomo ha anche cercato di dare istruzioni per perfezionarli, tipo come tenere per bene le chiavi di casa per far sì che facciano male all’aggressore e non alla vittima. Per carità un consiglio va sempre bene, ma mai che ne diano qualcuno anche ai potenziali aggressori, in modo che le chiavi servano solo ad aprire auto e casa…
Giusto per farvi capire quant’è variopinta la fantasia femminile, vi faccio un elenco di altre strategie preventive: fingere di parlare al telefono quando si cammina per strada da sole di notte, far attendere la persona che si viene riaccompagnate a casa fino a che non si è al sicuro dietro il portone, controllare l’auto prima di salirci, tenere le chiavi di casa a portata prima di scendere dall’auto, cambiare percorso, anche se si allunga, per non incorrere in zone considerate poco sicure, guardarsi spesso alle spalle, cercare in tasca lo spray al peperoncino se qualcuno percorre la nostra stessa strada… e via discorrendo. Vi sembra corretto che io debba sentirmi insicura solo perché sono donna? Che effetto credete che facciano i fischi e gli apprezzamenti di sconosciuti per strada, quando da tutta la vita il modello patriarcale ti ha insegnato a stare attenta, anziché educare gli uomini al rispetto?
Alcuni credono che basti ignorare il molestatore e non è affatto così: innanzitutto perché ognuna ha la propria sensibilità e ha il diritto di farla valere, ma anche perché nessuna donna può essere mai sicura di quando finirà la violenza. Ad esempio anni fa tornavo a piedi da lavoro su una strada senza marciapiede, un camionista mi suonò il clacson facendomi sobbalzare e poi mi rivolse parecchi apprezzamenti volgari. Lo ignorai e lui fece finta di venirmi addosso con il camion: avete idea della paura, di quanto abbia continuato a tremare dopo quel momento? Inutile dire che da quel giorno in poi allungai la strada del ritorno.
Che poi a quelli che sostengono sia un complimento, vorrei chiedere perché viene fatto generalmente a donne non accompagnate da uomini. In realtà ogni tanto vengono fatti uguale, anche se accompagnate, da simpaticoni che poi sgommano a tutta velocità sui loro mezzi, come successe a me anni fa: un tizio mi urlò dal motorino “Rossa di capelli, golosa di uccelli” mentre camminavo col mio ragazzo per Milano, per poi sparire a tutta velocità.
Vorrei anche chiedere come mai se a far loro un apprezzamento è un omosessuale, ma anche solo se li fissa per un secondo, si sentono violati nel corpo e nello spirito e son pronti a menar le mani. Ma come? Non erano solo complimenti?
Quelle che mi fanno più tristezza però sono le donne che sostengono che il catcalling sia un complimento, perché mi fa toccare con mano quanto il patriarcato riesca ad essere interiorizzato dalle sue stesse vittime, mi fa pensare a quanto deve sentirsi insicura di sé una donna che necessità dell’approvazione maschile per ricordarsi di quanto sia bella.
Riguardo all’argomento catcalling c’è però una cosa che mi fa tappare ulteriormente la vena: chi dice che per noi donne sia un complimento o una molestia a seconda dell’aspetto di chi lo fa. Secondo questi esimi dottori dell’università della vita, se il catcalling te lo fa un uomo bello, allora diventa un complimento, se invece te lo fa un’uomo brutto, allora diventa una molestia. In sostanza hanno decretato che noi donne siamo superficiali e che dovremmo concedere a tutti di provarci, non importa se nel modo più becero possibile, per dimostrare che invece non guardiamo solo l’aspetto.
Posto che è pieno diritto di una donna scegliere il partner che più la aggrada, senza dover rendere conto a nessuno, mi piacerebbe invece sapere cosa sta guardando il molestatore di turno mentre mi molesta. Vi do una dritta: non è mai il mio cervello. In sostanza incel (celibi involontari, ovvero single per colpa delle donne brutte e cattive che badano solo all’aspetto fisico) e redpill (uomini che hanno la verità in mano, che sanno cos’è bello o brutto e che sanno cosa vogliamo noi donne e che guarda caso hanno deciso che guardiamo solo aspetto fisico, economico e status sociale in un uomo) ci dicono che dovremmo sentirci onorate di essere apprezzate da uno sconosciuto per strada e che se non lo siamo è perché chi ci onora non è attraente.
Inutile dire che questi personaggi non si sono mai fatti un esame di coscienza, ne si sono mai posti delle domande in merito alla loro situazione sentimentale e sociale, in sostanza non si rendono conto che la maggior parte dei problemi con l’altro sesso derivi proprio da loro stessi. Non assumendosi mai la responsabilità di quello che accade, non lavorando sulle loro insicurezze, preferiscono addossare tutte le colpe all’oggetto -parola che mai è stata usata più correttamente- del loro desiderio. Infatti cosa c’è di più reificante che descrivere una donna come una dispensatrice di privilegi, in cambio della giusta moneta?
Vorrei chiudere con le parole di Aurora Ramazzotti sul catcalling:
“A chi lo fa: fate schifo!”.


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