Elizabeth Garrett nacque a Londra nel 1836, dove il padre Newson Garrett si era trasferito da Leiston, in Suffolk, per diventare imprenditore e divenendo Banchiere dei Pegni, e aveva sposato sua madre, la cognata di suo fratello, Louisa Nee Dunnell.
Dopo qualche anno la famiglia si trasferì nuovamente nel Suffolk, dove il padre divenne un commerciante di carbone. Elizabeth fu la seconda di undici figli, la sua famiglia era benestante e la incoraggiava a esplorare la città e a interessarsi di politica.
Inizialmente venne istruita da sua madre e successivamente da un’istitutrice e da subito mostrò il suo desiderio di imparare, tanto che il padre iscrisse lei e sua sorella al prestigioso collegio femminile di Blackhealt, gestito dalle zie del poeta Robert Browning.
Alla fine degli studi, nel 1851, le due sorelle fecero un viaggio che terminò con l’Esposizione Universale a Londra.
Per i nove anni successivi si dedico all’attività di casalinga, che però le andava stretta, quindi continuò a studiare latino e matematica e a divorare libri.
In occasione di una visita alle compagne di scuola, conobbe Emily Dawson, femminista, che divenne sua amica e confidente.
Nel 1859, Elizabeth fece di tutto per incontrare Elizabeth Blackwell, prima donna medico degli Stati Uniti, in visita a Londra.
Elizabeth maturò l’idea di voler intraprendere la carriera medica e quindi anche l’idea che tale carriera venisse riconosciuta alle donne. Anche in questo fu sostenuta dal padre, nonostante le prime diffidenze.
Per combattere le iniziali ostilità della società, lavoro come infermiera per sei mesi al Middlesex Hospital a Londra e divenne talmente brava da partecipare alle cliniche e da poter effettuare la sua prima operazione chirurgica. Tuttavia non veniva riconosciuta come medico e le università continuavano a rifiutare la sua candidatura. Dovette quindi assumere un tutore che le insegnasse anatomia e medicina. Nonostante le sue indubbie capacità, i colleghi maschi premettero perché non potesse diventare ricercatrice e la fecero espellere. Nessuna scuola voleva ancora accettare la sua richiesta di iscrizione.
Fu ammessa solo a sostenere l’esame della Società dei Farmacisti, che peraltro superò brillantemente. Riuscì finalmente ad aprire il proprio studio privato, che ben presto diventò una clinica dedicata alle donne povere e meno abbienti. La sua attività subì un ulteriore incremento quando un epidemia di colera colpì duramente la popolazione.
Quando la Sorbonne a Parigi permise alle donne di frequentare l’università di Medicina, Elizabeth studiò il francese per fare domanda nel 1870.
Sempre nel 1870 fu eletta nel primo consiglio della London School e divenne la prima donna in Inghilterra a ricoprire il ruolo di medico di supporto per i bambini dell’East London Hospital, che nel 1872 sarebbe diventato il nuovo ospedale per donne e bambini, specializzato in ginecologia.
Nel 1871 si sposò con Hames John Skelton Anderson da cui ebbe tre figli, cosa che non le impedì di proseguire la sua carriera.
Nel 1873 dovette lasciare il lavoro all’ospedale perché non compatibile con il lavoro alla clinica e col suo ruolo di madre.
Elizabeth fu una convinta attivista per i diritti delle donne e a favore del suffragio femminile.
Fu costretta a ribattere alle affermazioni di colleghi che ritenevano le donne non in grado di sostenere studi di alto livello, millantando una psiche femminile fragile e in balia delle nevrosi. A questo rispose che il peggior nemico di una donna non fosse l’educazione, ma la noia.
Nel 1873 divenne l’unico membro femminile della British Medical Association e ne rimase l’unica per il successivi 19 anni.
Fu anche eletta presidente della East Anglian della British Medical Association e lavorò alla creazione della nuova scuola di medicina per sole donne.
Fu anche la prima a ricoprire la carica di sindaco in Inghilterra ad Aldeburgh.
Dopo la morte del marito nel 1907, si dedicò al giardinaggio e ai viaggi con i suoi familiari più giovani.
Morì a 81 anni, nel 1917, rimanendo d’ispirazione per tutte le donne che aspirano a una carriera in medicina.


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